Non parteciperemo a conferenze negli Stati Uniti finché non potranno farlo anche i nostri colleghi.

Il pensiero scientifico e la sua creazione è un’eredità comune e condivisa dell’umanità
Abdus Salam, premio Nobel per la Fisica, 1979


La scienza è un’impresa globale, che prospera nell’apertura, nella correttezza e nella collaborazione. Viene invece soffocata e minacciata dalla divisione e dalla discriminazione.

Gli Stati Uniti hanno ampiamente tratto beneficio da un’aperta collaborazione scientifica internazionale e sono stati tra i suoi più importanti promotori. Molti di noi lavorano con scienziati negli Stati Uniti e hanno beneficiato dell’ospitalità delle istituzioni americane così come delle strutture di ricerca e dei loro finanziamenti. Molti di noi hanno studiato, insegnato o lavorato negli Stati Uniti d’America, intrecciando collaborazioni e amicizie molto strette e durature.

Il presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump ha di recente firmato un nuovo ordine esecutivo che prevede un divieto indiscriminato di ingresso negli Stati Uniti per i cittadini dei paesi: Iran, Iraq, Yemen, Siria Libia, Somalia e Sudan. Il divieto puo’ includere anche chi possiede una doppia cittadinanza. Sebbene molti di noi non siano personalmente colpiti, questi provvedimenti minano le basi del nostro lavoro, della vita dei nostri colleghi e della nostra identità di scienziati. Già in passato le limitazioni alla possibilità di viaggiare hanno danneggiato le collaborazioni scientifiche, ma ora i nuovi divieti portano l’effetto ad un livello qualitativamente nuovo.

Per questo motivo, come espressione di solidarietà con i nostri colleghi, ci impegniamo a non prendere parte a conferenze scientifiche negli Stati Uniti fino a che chiunque non vi possa partecipare, indipendentemente dalla cittadinanza. Sollecitiamo il presidente degli Stati uniti a cancellare i nuovi provvedimenti che costituiscono una barriera per la scienza e la collaborazione internazionale.

Abbiamo accolto con favore le dichiarazioni di organizzazioni internazionali che si oppongono a queste limitazioni, come per esempio quelle dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) o quelle provenienti da molti colleghi e istituzioni americane e internazionali. Incoraggiamo chiunque a far sentire la propria voce. Come scienziati ci rifiutiamo di essere divisi. Per noi è onestamente difficile continuare a beneficiare di privilegi da cui molti nostri colleghi, studenti e professori sono ora arbitrariamente esclusi.